Fake news e politica: l’arma segreta per influenzare le elezioni

Fake news e politica: l’arma segreta per influenzare le elezioni

Dalla vittoria di Trump nel 2016 alle presidenziali USA del 2024: come la disinformazione si è evoluta e minaccia ancora la democrazia

Avrete sicuramente sentito parlare di fake news, ma forse non sapete che possono essere utilizzate in politica per screditare gli avversari. Durante le elezioni, le notizie false vengono spesso diffuse con l’obiettivo di manipolare l’opinione pubblica e influenzare il voto.

Un esempio celebre è quello delle elezioni presidenziali americane del 2016, che hanno visto la vittoria di Donald Trump contro l’avversaria Hillary Clinton. I social media, in particolare Facebook, sono stati una delle principali fonti di diffusione delle bufale.

Secondo l’agenzia Agi, che cita il report Securing Democracy in the Digital Age, man mano che ci si avvicinava alle elezioni, l’impatto delle fake news su Facebook ha progressivamente superato quello delle notizie provenienti dai media tradizionali. A conferma di questa tendenza, il grafico che vedrete sotto mostra il numero di condivisioni, reazioni e commenti sulle fake news diffuse sulla piattaforma.

Le notizie false legate ai due candidati hanno raggiunto milioni di persone, arrivando a coinvolgere quasi 9 milioni di utenti. Nel frattempo, l’engagement delle fonti ufficiali su Facebook è sceso da 12 a 7 milioni di persone.

Tra le 20 notizie false più diffuse in quel periodo, due hanno avuto particolare risonanza:
“Papa Francesco sconvolge il mondo e appoggia Donald Trump”.
“WikiLeaks conferma che Hillary Clinton vende armi all’ISIS”.

Trump è nuovamente presidente degli Stati Uniti d’America, ma la strada per arrivare all’Election Day del novembre 2024 è stata lunga e ancora segnata da minacce informatiche e campagne di disinformazione mirate a influenzare il voto.

Rispetto alle elezioni del 2016, in cui la disinformazione si diffondeva prevalentemente tramite contenuti virali sui social media, oggi le strategie si sono evolute. Si assiste infatti alla creazione di siti web falsi che presentano le fake news come fonti affidabili, rendendo ancora più difficile per gli utenti distinguere il vero dal falso.

Ciò dimostra come la disinformazione non sia un fenomeno passeggero, ma un’arma sempre più raffinata nelle competizioni politiche. Se nel 2016 bastavano post sensazionalistici per orientare l’opinione pubblica, oggi la propaganda digitale sfrutta tecniche più sofisticate, come l’uso di intelligenza artificiale per generare immagini, video e testi falsi, rendendo ancora più complessa la lotta contro la manipolazione dell’informazione.

Una situazione estremamente pericolosa: quando le persone credono a informazioni manipolate, il loro voto potrebbe basarsi su menzogne, mettendo così a rischio la democrazia.

Inoltre, le fake news possono generare falsi allarmi e alimentare il panico sociale. Basti pensare all’impatto che potrebbe avere la diffusione di una notizia falsa su un attacco terroristico o su una crisi economica: il panico potrebbe diffondersi rapidamente, causando instabilità politica, crolli finanziari e persino proteste di massa basate su informazioni errate.

Proprio per questo, negli ultimi anni, molte piattaforme social e motori di ricerca hanno introdotto strumenti per contrastare la disinformazione, come etichette di verifica, algoritmi che penalizzano i contenuti falsi e collaborazioni con fact-checker indipendenti. Tuttavia, queste misure non sono sempre efficaci, e i produttori di fake news trovano continuamente nuovi modi per aggirare i controlli.

La lotta contro la disinformazione è dunque una sfida cruciale per la tutela della democrazia e della stabilità sociale. Serve un impegno collettivo che coinvolga istituzioni, media, piattaforme digitali e cittadini, affinché tutti possano sviluppare una maggiore consapevolezza e spirito critico di fronte alle informazioni che circolano online.

Giada Spinella & Silvia Prevelloni

ActiveInMedia è un progetto Erasmus+ coordinato dall’Associazione Alkimie che mira a promuovere l’alfabetizzazione mediatica tra i giovani, insegnando loro a riconoscere e contrastare la disinformazione.

Collaboratore

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